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Intellettuale
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Un mwdwintellettuale è una persona dedita al mweapensiero critico, alla mweqricerca e alla mwegriflessione sulla natura della mwewrealtà, in particolare sulla natura della mwfasocietà e sulle possibili soluzioni ai problemi legati alle mwfqnorme sociali. Proveniente dal mondo della mwfgcultura, sia come creatore che come mediatore, l'intellettuale partecipa alla sfera mwfwpolitica, sia per difendere proposte concrete sia per denunciare un'mwgaingiustizia, spesso rapportandosi ad un'mwgqideologia, sia per difenderla o per criticarla o rifiutarla, e aderendo o meno ad un sistema di mwggvalori o ad un mwgwideale.

L'intellettuale non assume in generale una responsabilità diretta verso le questioni pratiche, ma dispone di una certa forma di autorità.

Questa figura è caratteristica dell'mwhgetà contemporanea e va distinta da quella più antica del mwhwfilosofo, il quale conduce la propria riflessione in termini più propriamente mwiaconcettuali.

Contents

Note

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Origine del termine

Il termine mwjaintellettuale deriva dal tardo mwjqlatino mwjgintellectualis, aggettivo che vuole indicare ciò che in mwjwfilosofia riguarda l'mwkaintelletto nella sua attività teoretica e si caratterizza perciò come separato dalla mwkqsensibilità e dall'mwkgesperienza, queste ultime giudicate di grado mwkwconoscitivo inferiore. Nella concezione mwlaaristotelica erano definite intellettuali quelle mwlqvirtù come mwlgscienza, mwlwsapienza, mwmaintelligenza e mwmqarte che consentivano all'mwmganima intellettiva di raggiungere la verità. Nel campo della mwmwmetafisica il termine stava poi ad indicare l'astrattezza, in contrapposizione alla concretezza e alla materialità.

Fino al mwnqSettecento il termine era usato come mwngaggettivo e non come mwnwsostantivo. "Furono gli illuministi francesi a propiziare questo nuovo uso del termine, a partire da mwoaDiderot, il quale, nella sua celebre mwoqLettre sur la liberté de la presse, segna probabilmente il transito dal mwogmwowclericus tardo medievale all'intellettuale in senso moderno"cite-ref-1[1]. Eppure ancora nel mwqa1753 il suo co-editore mwqqD'Alambert, nell'affrontare il tema, preferisce intitolare il saggio mwqgEssai sur les gens de lettres, con l'utilizzo del più antico termine mwqwletteraticite-ref-2[2].

Concezione e funzione storica dell'intellettuale

Sembra che il termine mwtwmwuaintellighenzia nel Settecento fosse già usato nell'mwuqImpero russo; originato dalla traduzione della parola francese mwugintelligence, era riferito agli intellettuali di origine nobile che occupavano incarichi pubblici. Nel corso dell'mwuwOttocento fu riferito indifferentemente a tutta la classe colta della popolazione, distinguendo tuttavia gli intellettuali non nobili o declassati con il termine di mwvaRaznočincy (Разночинцы), letteralmente mwvqgente comune.cite-ref-3[3]

Il termine mwwwIntelligencija appare nei diari datati mwxa1836 del russo mwxqVasilij Andreevič Žukovskij, ma fu reso popolare dal filosofo polacco Karol Libelt dopo la pubblicazione nel mwxw1844 del suo libro mwyaO miłości ojczyzny (mwyqL'amor di patria) e soprattutto dallo scrittore e giornalista russo mwygPëtr Dmitrievič Boborykin (mwyw1836–mwza1922), che l'utilizzò nella sua rivista «mwzq Biblioteca per la letturamwzg » (Библиотека для чтения, mwzwBiblioteka dlja čtenija), affermando di averlo tratto dal tedesco, e rese protagoniste dei suoi romanzi molte figure di intellettuali. Il lemma ebbe ampia diffusione con le opere del romanziere mwaaIvan Turgenev.cite-ref-bongiovanni-4-0[4]

Il termine - già in uso in Francia nel penultimo decennio dell'Ottocento, nella critica letterariacite-ref-5[5] - ebbe poi diffusione nel mwcg1898 grazie al mwcwManifeste des intellectuels, pubblicato dal quotidiano parigino mwdaL'Aurore da un mwdqgiornalista divenuto poi mwdgprimo ministro: mwdwGeorges Clemenceau, il quale, intervenendo al fianco di mweaÉmile Zola nel suo mweqatto d'accusa alla politica francese, introdusse il termine mwegintellectuels per designare i sostenitori dell'innocenza di mwewAlfred Dreyfus. Da quel momento il sintagma - utilizzato anche dalla controparte per indicare i "pedanti presuntuosi, che si ritengono l'aristocrazia dello spirito e che hanno perduto tutti, chi più chi meno, la mentalità nazionale"cite-ref-6[6] - connotò un acceso dibattito politico sulla funzione dei letterati nella societàcite-ref-bongiovanni-4-1[4].

Successivamente l'uso della parola si è esteso in gran parte del mondo e in diverse lingue per indicare il gruppo che ha la superiorità intellettuale o, a volte ironicamente, che ritiene di averla.

La funzione sociale

Il problema storico della mwhwfunzione sociale degli intellettuali era in effetti già presente in passato ogni qual volta si facevano appelli alla mobilitazione e all'impegno politico degli intellettuali di cui si chiedeva la guida o la collaborazione ai processi di riforma e di rinnovamento politico oppure quando, con il progresso scientifico, si era posto il problema sulla funzione civile della mwiaricerca scientifica; questo ruolo è evoluto in quello dei moderni creatori dell'opinione pubblica (mwiqopinion makers) cite-ref-7[7].

Il termine intellettuale in questo periodo comincia ad acquistare anche connotazioni negative riferito a colui che rifiuta i valori della fantasia e dei sentimenti o a chi si compiace di considerazioni artificiose e cerebrali che acquistano tanto più importanza quanto più lontane dalla realtà: è questo quello che viene definito mwjwintellettualismo.

Dall'Illuminismo all'engagement esistenzialista

I primi intellettuali, uomini di cultura al passo con i loro tempi che sentirono la necessità di impegnarsi in una causa civile furono gli mwkgilluministi del mwkwXVIII secolo, periodo in cui cominciò a formarsi l'mwlaopinione pubblica che modificò il mwlqruolo sociale degli uomini di cultura mettendoli in contatto con i fruitori del loro pensiero. In quel periodo gli intellettuali acquisirono i caratteri tipici dei portavoce del dissenso, rivolto verso qualunque tipo di autorità, e dei mwlgprogressismi, che li accompagneranno fino ai nostri giorni.cite-ref-8[8]

Così mwnaKant insisteva sulla funzione pubblica dell'intellettuale ma sentiva la necessità di distinguere tra mwnql'uso privato" e l'"uso pubblico" della ragione, intendendo, in questa seconda accezione, il rapporto che doveva instaurarsi tra l'intellettuale e "il pubblico dei suoi lettori" nei confronti dei quali il filosofo poteva ritenersi assolutamente libero nell'esporre le proprie convinzioni e il proprio pensiero anche critico nei confronti delle istituzioni.

Nel mwnwpositivismo il ruolo degli intellettuali consiste soprattutto in una rigorosa difesa dell'indipendenza della scienza da ogni intromissione che la renda "serva o cortigiana" come già diceva Bacone.

Nella seconda parte dell'mwoqOttocento, gli intellettuali venivano identificati con quei "letterati" promotori del dissenso, del cambiamento.

Di fronte però alla affermazione delle mwowdittature del mwpasecolo XX si innescò un lungo e acceso dibattito sul "tradimento degli intellettuali" (mwpqJulien Benda, mwpgJohan Huizinga) che avrebbero rinnegato la loro connaturata cultura razionalista subendo il fascino di miti mwpwirrazionali di potenza.

Tema questo trattato anche da mwqqBenedetto Croce che identificava nel mwqg1866, l'mwqwmwraannus mirabilis della vittoria prussiana, la spaccatura tra la prima metà dell mwrq'800, caratterizzata dal sano razionalismo mwrgidealistico, e la seconda metà del secolo, in cui, di fronte al mwrwcinico mwsapragmatismo e al successo della politica mwsqbismarchiana, ci fu uno smarrimento dei valori intellettuali mwsgliberali e il prevalere di forze istintive ed irrazionali che avrebbero portato alla nascita dei regimi mwswfascisti.

mwtqAntonio Gramsci distingue, fra gli intellettuali, gli "intellettuali organici" e specifica la loro funzione essenziale nella costruzione dell'mwtgegemonia culturale. In un contesto rivoluzionario, nella prassi politica, questi si sarebbero dovuti schierare nella mwtwlotta di classe al servizio del riscatto del mwuaproletariato.

Il tema dell'"mwugengagement",cite-ref-9[9] dell'impegno degli intellettuali, fu ripreso nel secondo dopoguerra dalla corrente mwvwesistenzialistica (mwwaJean Paul Sartre) pur con una difesa dell'autonomia da ogni condizionamento dai mwwqpartiti organizzati in nome della irrinunciabile libertà di mwwgcritica (mwwwMax Weber, mwxaKarl Mannheim, mwxqEdmund Burke).

Molto critico con gli intellettuali di sinistra mwxwRaymond Aron con il suo mwyaL'oppio degli intellettuali del mwyq1955. Altrettanto caustico il giudizio, tutto sommato positivo, di mwygRalf Dahrendorf: “come il mwywgiullare di corte della società moderna, tutti gli intellettuali hanno il dovere di dubitare di ciò che appare ovvio agli altri, di rendere relativa ogni mwzaautorità, di avanzare tutte quelle domande che nessun altro oserebbe rivolgere"cite-ref-10[10].

Gli intellettuali italiani e la società di massa

Da un punto di vista mw1wsociologico si è assistito alla identificazione progressiva degli intellettuali come un gruppo sociale autonomo e strutturato, con proprie regole e modalità di selezione e conservazione.cite-ref-11[11] La diffusione progressiva dell'istruzione e della cultura nei secoli XIX e XX ha aumentato il numero delle professioni intellettuali, ma non ha sostanzialmente mutato il rapporto tra gli intellettuali e le masse. Certamente è aumentata però l'influenza degli intellettuali nella società di massa moderna, soprattutto grazie dalla imponente crescita dei mw3amezzi di comunicazione.

In mw3gItalia nell'ultimo scorcio del mw3wXX secolo è stato il letterato e poeta mw4aPier Paolo Pasolini a mettere in evidenza come le classi subordinate, quelle che una volta costituivano il mw4qproletariato, si fossero giovate dello sviluppo economico del paese uscendo dalla povertà e dall'ignoranza ma fossero rimaste sostanzialmente fuori da una reale partecipazione alla vita pubblica, essendo ancora prive degli strumenti mw4gculturali per la comprensione della realtà sociale in cui vivevano. Egli d'altra parte metteva anche in rilievo come i rappresentanti della cultura mw4walta e raffinata alla fine s'impegnassero in una critica sterile ed astratta chiudendosi in una sorta di mw5acasta e assumendo un mw5qruolo mw5gconservatore, poiché vedevano nella società attuale solo connotazioni negative e lasciandosi andare al continuo rimpianto di una mitica "età dell'oro" ormai trascorsa.cite-ref-12[12]

La condanna politica della cultura degli anni trenta

Nell'immediato mw7qdopoguerra il mw7gPartito comunista italiano era un grande partito di mw7wmassa ed era quindi inevitabile che gli intellettuali impegnati nella mw8aSinistra si ponessero il problema del loro ruolo nei confronti della mw8qsocietà.

A questo si rivolse l'impegno diretto di mw8wPalmiro Togliatti cite-ref-13[13], volto alla «caduta del diaframma tra l’agire culturale e l’agire politico» mediante «un processo che porta alla trasformazione del pensatore in dirigente, in rivoluzionario di professione, modificandone la funzione in un senso totalizzante che richiede l’umile impegno nelle sezioni, l’assorbimento di ogni spazio individuale e la sottomissione alla rigida disciplina di partito»

Sul «modello plasmato da Togliatti, soprattutto nella promozione del pensiero di mw-qAntonio Gramsci, (...) convergono intellettuali provenienti da mondi diversi, da quello cattolico, come mw-gFranco Rodano, mw-wLuca Pavolini, mw-aLuciano Barca, Felice Balbo, mw-qAntonio Tatò, a quello di un’area laica proveniente in larga parte dalla diaspora azionista, come nel caso del critico letterario mw-gCarlo Muscetta o degli storici mw-wPaolo Alatri, mwaqaGiorgio Candeloro e Roberto Battaglia»; in questa seconda «area si collocano progetti editoriali come mwaqeIl Ponte di mwaqiPiero Calamandrei, mwaqmLo Stato moderno di Mario Paggi, mwaqqIl Mondo di mwaquAlessandro Bonsanti, Arturo Loria e mwaqyEugenio Montale»cite-ref-14[14].

Tutta la mwaqwproduzione letteraria degli anni mwaq0'30 appariva - agli occhi di questi intellettuali "impegnati", come allora si diceva - una sorta di mwaq4mwaq8arcadia quanto mai lontana dalla realtà. Quella letteratura passata aveva soprattutto l'onta di essere stata partecipe, sostenitrice e complice interessata del regime mwarafascista nella repressione della libertà. Anche se da parte di alcuni si faceva notare che si doveva giudicare positivamente anche l'assenza e il non coinvolgimento con il fascismo, da parte di quei molti letterati che si erano messi in disparte, il giudizio complessivo della sinistra intellettuale fu di condanna nei confronti della cultura passata: ciò proprio secondo i canoni di impegno, affermatisi alla luce delle tristi e terribili vicende della guerra ormai da poco trascorsa. Si chiedeva a tutti di coraggiosamente opporsi alla tentazione del ripiegamento, a fronte di un popolo che aveva partecipato alla mwareResistenza guadagnandosi la libertà e la speranza di un rinnovamento politico e sociale ma che invece continuava a soffrire miseria e ingiustizia.

Il "Politecnico" e il P.C.I.

Questi temi letterari ed insieme politici trovavano ampio spazio in una nuova mwargrivista, mwark"Il Politecnico", che riprendeva nel titolo quella pubblicata da Carlo Cattaneocite-ref-15[15] negli anni mwar4risorgimentali, che fu edita a Milano dal mwar81945 al mwasa1947 sotto la direzione di mwaseElio Vittorini.

Il tema principale della rivista si accentrava nel ritenere la passata cultura italiana mwasmconsolatoria, nel senso che di fronte all'ingiustizia e alla sofferenza degli uomini del proprio tempo aveva avuto l'unica funzione di consolarli, nulla facendo per difenderli e proteggerli. Gli intellettuali ora devono assumersi il compito di esprimere una cultura mwasqliberatrice che eliminasse le sofferenze, lo sfruttamento e la schiavitù. Questo avrebbe potuto farlo solo se fosse stata in grado di organizzarsi politicamente prendendo il potere politico e diventando una forza attiva nella società.

È vero che la mwasycultura sin qui espressa, come sosteneva il mwascmarxismo, nasceva da una mwasgclasse mwaskborghese decadente, ma, sosteneva Vittorini, quella cultura borghese era apprezzabile poiché era essa stessa a mwasocriticarsi e a mettersi in discussione giudicandosi severamente. Era quindi una cultura mwassrivoluzionaria che aspirava e si batteva per distruggere il vecchio mondo e per edificare una nuova classe dirigente: questa ad esempio, era stata la missione storica che la borghesia intellettuale francese del mwasw'700 aveva realizzato con la mwas0Rivoluzione.

Nascono a questo punto i problemi dei rapporti con il P.C.I. che avrebbe dovuto essere portatore e diffusore di questa nuova cultura di liberazione e che invece interpretava la funzione dell'intellettuale, secondo la linea mwas8stalinista, subordinata a un rigido controllo della guida politica del partito.

Secondo il partito, gli intellettuali dovevano riprendere nella loro produzione letteraria il linguaggio ottocentesco mwateromantico e popolare che era stato proprio della propaganda mwatimarxista e della mwatmrivoluzione sovietica. Il partito pretendeva questo proprio nel momento in cui le mwatqavanguardie letterarie stavano elaborando una nuova mwatuarte che agli occhi dei dirigenti politici comunisti era invece espressione di una cultura mwatynemica di classe.

Vittorini affermava invece, la sostanziale autonomia dell'arte che riferendosi all'universalità del "bello" incide sulla mwatgstoria, dalla politica che guarda ai fatti particolari e alla cronaca operando trasformazioni materiali, mwatkquantitative, della società che invece gli intellettuali, come artisti, possono modificare profondamente, mwatoqualitativamente.

La critica di Alicata

Vittorini e i compagni della "corrente Politecnico", sosteneva mwat0Mario Alicata (uno dei più importanti dirigenti del P.C.I.), hanno fallito due principali obiettivi:

1. ricreare un contatto tra la nostra cultura e le esigenze concrete delle masse popolari italiane;
2. farsi portatori di una mwauemediazione culturale tale da stabilire un rapporto tra le classi medie, sempre lontane dagli ideali mwauidemocratici, e il popolo. Quelli del "Politecnico" hanno fallito perché si sono posti sul piedistallo mwaumilluministico di una informazione mwauqrazionale, liberatoria dall'ignoranza, diretta al popolo vittima della mwauusuperstizione e dei mwauyregimi mwauctirannici, scambiando l'mwaugmwaukinformazione letteraria, scientifica, storica...ecc. con la mwauomwausformazione, con l'mwauweducazione del popolo risvegliandone l'entusiasmo e la fantasia.

L'intervento di Togliatti

Nel "Politecnico" del mwavm1946 intervenne direttamente nella mwavqpolemica il mwavusegretario del partito comunista mwavyPalmiro Togliatti. Egli negava che il partito volesse soffocare la naturale libertà degli intellettuali ma rimproverava a questi la pretesa di fare la storia con la loro cultura. Al contrario, essi sono legati al mwavccontingente e alla cronaca mentre la politica, anche quando non ispira la rivoluzione, sia pure a piccoli e graduali passi, opera le grandi trasformazioni storiche. Certo rinnovare la cultura italiana non spetta alla politica, ma il "Politecnico" è lontano dal popolo, esso esalta le avanguardie e l'mwavgarte decadente, alla continua ricerca del nuovo. Infine è loro la responsabilità di avere fomentato nell'ambito della sinistra il ribellismo individualista degli intellettuali che minano la saldezza del partito.

La risposta di Vittorini

Nella mwavs"Lettera a Togliatti" pubblicata sul "Politecnico" nel mwavw1947, Vittorini negava che la cultura potesse dirigere la politica ma anche questa non pretendesse di imporsi alla cultura. Il compito dell'intellettuale non è quello di mwav0suonare il piffero per la rivoluzione dando una veste poetica alla politica, ma quello di raccogliere tutti gli stimoli culturali che la società offre, per rinnovarla dal profondo. Assegnare all'intellettuale un ruolo strumentale per la politica, come dimostra l'esperienza dell'arte mwav4realistica, popolare sovietica, significa isterilirlo, smorzarne ogni impeto culturale e rivoluzionario.

Questa presa di posizione di Vittorini portò alla rottura con il partito che divenne manifesta con la cessazione della pubblicazione del "Politecnico" nel 1947.cite-ref-16[16]

Note

cite-note-11. mwawoVincenzo Vitale, mwaws«Dreyfus è innocente!» Così Zola inventò l’intellettuale moderno, Il Dubbio, 7 agosto 2018 mwawwArchiviatomwaw0 il 20 novembre 2018 in mwaw4Internet Archivemwaw8..
cite-note-22. Il termine "uomo di lettere" o "letterato" (derivante dal termine francese mwaxqbelletrist o mwaxuhomme de lettres) dai tempi del mwaxyRinascimento (v. la mwaxcRespublica literaria citata nella lettera di Francesco Barbaro a mwaxgPoggio Bracciolini del 6 luglio 1417) e di Pierre Bayle (la sua mwaxkNouvelles de la République des Lettres è del mwaxo1684) si riferiva ad un uomo alfabetizzato, partecipe dei mwaxssalotti letterari, diventati un'istituzione sociale pensata per l'edificazione, l'educazione e il perfezionamento culturale di coloro che fossero in grado di leggere e scrivere, un fenomeno intellettualistico a quell'epoca ormai di moda tra le classi alte.
cite-note-33. Secondo alcuni sociologi, all'interno della intellighenzia possiamo quindi inserire gli intellettuali, ma anche i dirigenti, i mwax8funzionari dell'mwayaamministrazione pubblica, i mwayepolitici, i mwayimedici ecc., mentre secondo l'opinione di altri sociologi vanno annoverati solo gli intellettuali in senso stretto. (in mwaymSociologia dell'economia e del lavoro, di mwayqLuciano Gallino, Utet, Torino, 1989, p. 209, voce "Intellighenzia")
cite-note-bongiovanni-44. citereftreccani-intellettuali-enciclopedia-dei-ragazziBruno Bongiovanni, mwayomwaysIntellettuali, in mwaywEnciclopedia dei ragazzi, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005. mway0URL consultato il 24 dicembre 2022.
cite-note-55. Trevor Field, mwazeVers une nouvelle datation du substantif intellectuel, in mwaziTravaux de linguistique et de littérature, 1976, libro 14, no 2, pp. 159-167
cite-note-66. Maurice Paleologue, mwazyJournal de l'affaire Dreyfus, Plon, 1955, p. 236.
cite-note-77. Jerome Braun (auth.), mwazoDemocratic Culture and Moral Character: A Study in Culture and Personality [1 ed.], 978-94-007-6753-9, 978-94-007-6754-6 Springer Netherlands 2013, pagine 200 e seguenti.
cite-note-88. Cf. mwaz4Luciano Gallino, mwaz8Sociologia dell'economia e del lavoro, Utet, Torino, 1989, p. 204, voce "Intellettuale".
cite-note-99. citereftreccani-engagementmwaammwaaqengagement, in mwaauTreccani.it – mwaayVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwaacURL consultato il 24 dicembre 2022.
cite-note-1010. Ralf Dahrendorf, mwaasDer Intellektuelle und die Gesellschaft, mwaawDie Zeit, 20 March 1963, ristampato in mwaa0The Intellectual and Society, in mwaa4On Intellectuals, ed. Philip Rieff, Garden city, N.Y., 1969, p. 51.
cite-note-1111. P. Battista, "Il partito degli intellettuali. Cultura e ideologie nell'Italia contemporanea", Bari 2001
cite-note-1212. Dopo la guerra Pasolini, che era stato a lungo indeciso con quale ideologia politica schierarsi, osservando le nuove esigenze di mwabugiustizia che erano nate nel rapporto tra il padrone e le varie categorie di diseredati, scelse decisamente di aderire al movimento politico comunista. Il tema del rapporto tra gli intellettuali e il potere politico Pasolini lo aveva quindi affrontato già nell'immediato dopoguerra: infatti il 26 gennaio del mwaby1947 aveva scritto sul quotidiano "Libertà" di mwabcUdine una dichiarazione che fece scalpore tra i politici comunisti che smentirono la sua iscrizione al mwabgPCI: «Noi, da parte nostra, siamo convinti che solo il mwabkcomunismo attualmente sia in grado di fornire una nuova cultura "vera", una cultura che sia moralità, interpretazione intera dell'esistenza».
cite-note-1313. Si tratta di un impegno che fu «condiviso con coloro che hanno già risolto il complesso edipico che li legava a mwab0Croce approdando negli mwab4anni trenta e quaranta a una coscienza antifascista e di classe [...] uomini di cultura come mwab8Mario Alicata, mwacaPietro Ingrao, mwacePaolo Bufalini, Pietro Amendola, mwaciAldo Natoli, mwacmLucio Lombardo Radice, Aldo Sanna, mwacqAntonello Trombadori, mwacuRenato Guttuso, Fabrizio Onori, Marco Cesarini, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, mwacyValentino Gerratana, mwaccGastone Manacorda, Massimo Aloisi, Giulio Cortini, Franco Ferri, Luigi Diemoz, mwacgMaurizio Ferrara, Girolamo Sotgiu, i fratelli Gianni, Massimo e Dario Puccini, mwackCarlo Lizzani, Alfredo Reichlin e Luigi Pintor» intorno ai quali «...si forma il primo nucleo di intellettuali deciso a costruire una nuova figura dell’uomo di cultura, sostituendo il tradizionale accademico con il militante al servizio della causa socialista» (in: Simone Massacesi, mwacoSantarelli tra Gramsci e le intellettualità diffuse (1949-1961), Storia e problemi contemporaneimwacs : 58, 3, 2011, p. 48 (Bolognamwacw : CLUEB, 2011)
cite-note-1414. Simone Massacesi, mwadaOp.cit. pp. 48-49.
cite-note-1515. Cattaneo, mwadqfederalista dei tempi delle mwaduCinque giornate di Milano, pensava che l'educazione scientifica del popolo fosse la necessaria premessa di una rivoluzione che avrebbe portato a uno stato mwadyrepubblicano federale.
cite-note-1616. Dalla fine degli anni mwado60 e mwads'70 la polemica del "Politecnico" fu ripresa dall'esigenza del P.C.I. di trovare sostegno nell'opera degli intellettuali per un nuovo modello di sviluppo. Valga per tutte la posizione fuori dagli schemi di Pasolini e i più recenti interventi di mwadwNorberto Bobbio sui rapporti tra potere politico e cultura. Da ultimo si può considerare anche il giudizio di mwad0Indro Montanelli che, in un articolo sul "mwad4Corriere della sera", riteneva che l'intellettuale italiano, a partire da quello mwad8rinascimentale, era sempre stato al servizio del potere, esprimendo o una cultura raffinata e d' mwaeaélite o destinata a magnificare il suo "signore". Queste infine le considerazioni nate dalla sua esperienza di editore saggista di mwaeeGiuseppe Laterza sul rapporto tra politica e intellettuali: «Oggi questo circuito intellettuale si è molto indebolito, esiste ancora ma conta molto meno, perché c'è una segmentazione del sapere e dei circuiti. Inoltre, il linguaggio politico e la comunità politica, che una volta erano un potente veicolo per la saggistica, sono oggi in crisi. mwaeiDa anni ormai il dialogo tra politica e cultura si è interrotto, anche a sinistra, con risultati dirompenti. [...] Il circuito intellettuale della saggistica si reggeva molto su questo rapporto con la politica, quindi oggi risente della sua crisi. In fondo, l'intellettuale scrive un saggio anche perché ritiene che nella sfera pubblica ci sia qualcuno capace di recepire il suo discorso. Se invece questo discorso è sistematicamente negletto, alla lunga l'intellettuale si rifugia nello specialismo.» Nel tempo dell'mwaemantipolitica in cui è stata redatta questa voce sembra possa sostenersi che ormai il rapporto tra politica e cultura sia quasi del tutto inesistente. (mwaeqE.Scalfari, mwaeuChe guaio i politici senza cultura, L'Espresso, 2014)

Bibliografia

• P. Battista, mwaekIl partito degli intellettuali. Cultura e ideologie nell'Italia contemporanea, Bari, 2001
• mwaesPolitecnico, antologia a cura di M. Forti e S. Pautasso, Rizzoli, Milano, 1975,
• Giuliano Manacorda, mwae0Storia della letteratura italiana contemporanea 1940-1965, Editori Riuniti, Roma, 1974
• mwae8Alberto Asor Rosa, mwafaLo Stato democratico e i partiti politici, in mwafeLetteratura italiana, volume primo, "Il letterato e le istituzioni", Einaudi, Torino, 1982
• Didier Masseau, L’invention de l’intellectuel dans l’Europe du XVIIIe siècle, Presses Universitaires de France, 1994, ISBN 9782130458524
• mwafuAgalma nº15 mwafyLa République n'a pas besoin de savants..., Milano-Udine, Mimesis, 2008 ISBN 978-88-8483-693-9
• Fabio Guidali, mwafkScrivere con il mondo in testa. Intellettuali europei tra cultura e potere (1898-1956), Mimesis, Milano-Udine 2016.

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Collegamenti esterni

• citerefdss(IT, DE, FR) Intellettuale, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• mwagaSulla “eclissi” degli intellettuali in Italia. Due opinioni, su elapsus.it.
• mwagiAgalma nº15 La République n'a pas besoin de savants..., su agalmaweb.org. URL consultato il 2 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2013).
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